
di Fabio Arangio
La proposta di legge Fabio Rampelli e i neologismi inglesi
Il 23 dicembre 2022 il deputato Fabio Rampelli ha lanciato una proposta di legge che ha fatto discutere e tratta una questione che divide l'opinione pubblica accademica. L'idea è di difendere l'uso della lingua italiana nei contesti ufficiali e pubblici, inclusa la scuola, dalle contaminazioni anglofone.
Qui il testo della proposta di legge Rampelli del 23 dicembre 2022.
Cos'è il "sovranismo linguistico"
Con l'attuale governo di Destra, molto attento al tema dell'identità nazionale, i riflettori sono puntati anche sulla lingua. Ecco che nasce il termine "sovranismo linguistico": cioè la volontà di proteggere l'italiano dagli inglesismi e da un eccessivo uso di parole straniere.
Destra e Sinistra in Europa: due sentimenti diversi
In Europa, quando si parla di Destra e Sinistra, non si pensa tanto alle questioni economiche come negli Stati Uniti. Qui la differenza riguarda più il modo di vivere l'identità: la Destra tende a essere conservatrice, a proteggere la cultura e i confini nazionali; la Sinistra, invece, è più aperta al mondo globale, all'incontro tra culture e allo scambio internazionale.
Ma perché usiamo così tanti termini stranieri?
Bella domanda. Se parole straniere – soprattutto inglesi – entrano nel nostro modo di parlare e scrivere, ci sarà un motivo. E infatti c'è.
Con la globalizzazione e lo sviluppo della tecnologia, l'inglese è diventato una sorta di "lingua standard". Serve per capirsi ovunque: un enorme vantaggio quando si comunica, si lavora online o si condividono concetti che prima non esistevano.
Neologismi universali
Alcune parole nate in inglese non sono più viste come straniere, ma come neologismi validi ovunque. Sono termini che prima non esistevano e che tutte le lingue hanno adottato senza tradurli.
Qualche esempio? Internet, email, cloud, hosting, streaming, download, post e tanti altri.
In questi casi, non si tratta di un'invasione linguistica: semplicemente, l'italiano si aggiorna e resta al passo con i tempi.
Termini intraducibili
Poi ci sono quelle parole straniere che non hanno una vera alternativa in italiano. Se provassimo a tradurle, perderebbero forza o suonerebbero forzate.
Pensiamo al francese tout court, o all'inglese friendly e alle sue varianti user-friendly, computer-friendly. Sono immediate, brevi, efficaci.
E non dimentichiamo che nella nostra lingua usiamo da sempre espressioni latine come super partes, sine qua non, ad hoc, dulcis in fundo che ormai ci sembrano naturali. Gli inglesismi, in fondo, non sono diversi.
Termini efficienti
L'inglese non è diventato internazionale solo perché gli USA dominano culturalmente. Poteva succedere anche al francese o allo spagnolo. Ma c'è un punto: l'inglese è pratico.
Ha parole brevi
Ha termini dal significato chiaro e preciso
Si presta benissimo al linguaggio tecnico e digitale
Ecco perché, quando arriva un concetto nuovo, spesso prima compare in inglese e poi lo adottiamo noi.
Termini attuali
L'inglese è anche più rapido nel creare nuove parole per nuovi concetti. Questo fa sì che, quando le altre lingue devono "stare al passo", si limitino spesso a prendere in prestito il termine inglese.
Cosa prevede la proposta di legge Rampelli
Articoli 1, 2 e 3 – L'italiano come diritto
La legge vuole garantire che chiunque, in Italia, possa accedere ai servizi pubblici nella propria lingua. Nessuno deve essere obbligato a conoscere l'inglese (o altre lingue) per usufruirne.
Articolo 4 – Stranierismi ammessi solo se non c'è alternativa
Qui si dice chiaramente: parole straniere ok, ma solo se non esiste un termine italiano che dica la stessa cosa.
Nell'articolo 4 al comma 2 si legge quello che abbiamo precisato sopra, il caso dell'intraducibilità di un termine: È ammesso l'uso di sigle e di denominazioni in lingua straniera in assenza di un corrispettivo in lingua italiana.
Articolo 5 – Contratti di lavoro in italiano
Tutti i contratti devono essere scritti in italiano. Se una delle parti non è italiana, si fa la traduzione, ma la base resta sempre la nostra lingua.
Al comma 1, si integra l'articolo 146 del Codice Civile indicando che i contratti di lavoro devono essere scritti in lingua italiana ed eventualmente tradotti in altre lingue: Il contratto deve essere stipulato nella lingua italiana. Il contratto è tradotto in lingua straniera qualora una delle parti contraenti sia residente o cittadino in un Paese diverso da quello italiano
.
Articolo 6 – L'italiano nelle scuole
Questa parte è scritta un po' confusa, ma il senso è: nelle scuole e università italiane, le lezioni devono essere in italiano, salvo i corsi di lingua straniera o i casi in cui ci siano studenti o docenti stranieri.
Si legge che Negli istituti scolastici di ogni ordine e grado nonché nelle università pubbliche italiane le offerte formative non specificamente rivolte all'apprendimento delle lingue straniere devono essere in lingua italiana.
. Aggiungendo poi che Eventuali corsi in lingua straniera sono ammessi solo se già previsti in lingua italiana
, ma si deve poi precisare che sono fatte salve eccezioni giustificate dalla presenza di studenti stranieri, nell'ambito di progetti formativi specifici, di insegnanti o di ospiti stranieri
.
Articolo 7 – Nasce il Comitato per la tutela della lingua
Per dare seguito ai principi della legge, viene creato un comitato dedicato alla difesa e valorizzazione della lingua italiana.
Articolo 8 – Sanzioni
Qui arriva la parte più discussa: multe pesanti (anche fino a 100.000 €) per chi usa in modo improprio parole straniere in atti, documenti o comunicazioni ufficiali. Una cifra che molti considerano davvero esagerata.
La proposta Rampelli mette sul tavolo un tema delicato: da un lato la difesa dell'italiano, dall'altro la naturale evoluzione della lingua con gli inglesismi. Una cosa è certa: il dibattito è iniziato, anzi, c'è sempre stato e forse ci sarà ancora per molto tempo.
Articolo originariamente pubblicato su Buzzy English PRO.




