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Buzzy English: Se è facile, il bambino impara
Pubblicato il in Insegnare l'inglese ai bambini
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Se è facile, il bambino impara

Proprio così, scomodiamo i grandi del passato. René Descartes (per qualche motivo italianizzato in Cartesio) nel suo saggio Discorso sul metodo (abbreviazione dovuta del lungo titolo originale francese Discours de la méthode pour bien conduire sa raison, et chercher la verité dans les sciences Plus la Dioptrique, les Meteores, et la Geometrie qui sont des essais de cete Methode) tra le altre cose spiega semplicemente che un problema complesso è composto da problemi semplici. Dal punto di vista pratico significa che il metodo per comprendere una questione complessa è scomporla nelle sue componenti semplici e poi ricomporla. Come un puzzle. Correva l'anno 1637, un po' di tempo ne è passato e forse con il tempo qualcosa si deve essere perso.

Make it easy

Ho cercato una espressione semplice per riassumere il tutto ed ho pensato a una frase inglese che suona semplice, è semplice da capire e tradurre, make it easy, "rendilo facile".

Ho qualche anno alle spalle ma il ricordo degli studi alle scuole elementari, alle scuole medie e poi, non senza qualche brivido di terrore, alle scuole superiori è ancora vivido, come se il tempo si fosse appiattito e quelle giornate dietro i banchi di scuola fossero ieri.

No, non era affatto semplice imparare. Il bambino, io, doveva fare un grande sforzo per capire le nozioni. Spesso non le capiva e le imparava semplicemente a memoria per poi dimenticarle velocemente, soprattutto se non erano di uso comune e pratico. Ricordate? la ripetizione nel tempo è elemento essenziale per la costruzione della memoria di una nozione.

Che fatica! Già, la parola giusta è fatica e lo dico senza troppi giri di parole, è una parola che a noi di Buzzy English proprio non piace. Una scorciatoia? Sì, ma per imparare meglio e più velocemente senza inutile spreco di energie. Perché la fatica spesso è spreco di energie.

Recentemente ho ascoltato un discorso di Federico Pistono, un ragazzo brillante, che spiega come sia passato da una scuola dove tutto era complicato e difficile a una scuola, ben più prestigiosa, dove tutto era facile. La differenza? la capacità degli insegnanti di rendere facile la materia. Semplice semplice.

Il buon insegnante non lascia studenti indietro

Eppure sembra così logico l'opposto. Le difficoltà formano, no? No! Un grande no! Chi l'ha detto? E perché mai dovrebbe essere così. Le difficoltà della vita formano, le difficoltà a scuola scoraggiano, dividono, lasciano bambini capaci indietro, solo perché magari non hanno l'adeguato sostegno per superare difficoltà inutili. L'insegnante deve saper insegnare oltre a sapere. Saper insegnare significa spiegare bene e avere empatia con lo studente, con ognuno degli studenti e con la classe di studenti nel complesso. Non è facile, ma un buon insegnante è colui che riesce a spiegare in modo semplice.

Il titolo di questo paragrafo è pesante ma è proprio così. La classe e l'ora di lezione è un ecosistema a se stante, qualcosa di magico accade. Condivisione. Apprendimento. Empatia. Umanità.

Inizialmente la scuola era la scuola degli studenti. Erano gli studenti che chiedevano all'insegnante di spiegare qualcosa e l'insegnante stava tra gli studenti. Oggi invece abbiamo la scuola degli studi, dove è la società che impone agli studenti di studiare, e l'insegnante invece di stare tra gli studenti, siede dietro una cattedra distante e un tempo (sì, ai miei tempi) sopraelevata in senso pratico ma anche gerarchico.

Qualcosa forse sta cambiando. vedo che alla scuola elementare la classe è tornata ad essere un ambiente sociale e socievole. Via lo schema dei banchi a griglia e abbiamo in molte scuole sistemi di banchi modulari. Via l'impostazione della classe a teatro, con il palcoscenico e la platea, ora l'insegnante sta con i bambini e la cattedra non è più una cattedra. Bene così.

L'importante è che il bambino capisca

Ripeto il titolo del paragrafo: l'importante è che il bambino capisca. Se il bambino non capisce perché la materia non viene spiegata in modo semplice, allora il bambino non apprende, semplicemente al massimo impara inutilmente a memoria. Per carità, imparare a memoria permette comunque di prendere voti alti. E a che serve? Se guardate il video di Federico Pistono, a un certo punto dice proprio queste parole: a che serviva?. Già, a che serve imparare a memoria per prendere un buon voto e poi dimenticare, inevitabilmente?

Ripensiamo la politica dei voti a scuola

Sembra proprio una questione politica quella dei voti a scuola. Ricordate il 6 politico durante i movimenti del '68? La valutazione come voto è quasi un elemento di scambio. Fai quello che dico e in cambio ti do un buon voto. E poi? Il voto a scuola diventa spesso ragione di inquietudine, disagio, paura. Il voto a scuola divide i "bravi" (tra virgolette ovviamente) dai meno bravi. Divide tra studenti di serie A e studenti di serie B. Sbagliato. Il voto a scuola è asettico, glaciale, matematico, non dice niente della persona che abbiamo davanti. Molto meglio la valutazione discorsiva che non etichetta ma cerca di aiutare. Che non divide ma cerca di costruire un ponte sulle difficoltà.

Sembra filosofia ma non lo è. Il giorno in cui supereremo il sistema dei voti a scuola, scopriremo che non è una scuola,competitiva quella che funziona ma una società collaborativa. Discorso che varrà la pena riprendere in un prossimo articolo.

Spontaneità, il segreto per imparare una lingua straniera

Non si impara l'inglese rendendolo faticoso e difficile. E non si impara mirando a prendere un voto alto. La lingua inglese si impara parlandola, divertendosi, in modo spontaneo e semplice. Giorno dopo giorno, quasi senza accorgersene.

Questa è l'idea di Buzzy English. Lezioni comode perché sono da casa. Divertenti perché impostate sull'apprendimento come gioco, anche quando si insegna in inglese nozioni di matematica, geografia o storia. Facili perché non c'è ragione di rendere complicato nulla, la vita già di suo è un po' complicata. E in quei 25 minuti (la soglia di attenzione ottimale del bambino) accade qualcosa di straordinario. Il bambino ascolta, parla, interagisce in inglese. E impara. Davvero. Senza dimenticare.

Make it easy.



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